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Tempo fa ho scritto un approfondimento sul marketing dell’ascolto. Si tratta della modalità di fare marketing che si sviluppa su una necessità, richiesta dai social network: ridurre le distanze tra azienda e clienti attraverso l’attivazione di modalità di ascolto partecipativo.

Il dialogo con i propri clienti è quindi parte integrante di questo approccio e la velocità della risposta (esaustiva, si spera) è la discriminante per creare un vero engagement.

Il response time, ovvero il tempo di risposta alle sollecitazioni che provengono dalle aree social, è un aspetto che molto spesso viene sottovalutano. È invece fondamentale, la base per la costruzione di un rapporto duraturo e soddisfacente con  i propri clienti, e si sviluppa attraverso una corretta e veloce comunicazione sui social.

Nell’ultima classifica stilata da Vincenzo Cosenza sul noto Blogmeter, relativa  alle fan page (Facebook) di aziende italiane con almeno 100 post pubblicati dai propri fan, il brand che possiede la maggior velocità di risposta è PosteMobile (53 minuti) seguita da Poste Italiane (2 ore e 58 minuti) e il servizio clienti di Intesa Sanpaolo (3 ore e 41 minuti).

Per approfondire vi segnalo i link di seguito:

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Twitter non è andato in vacanza

Articolo tratto da Prima Comunicazione sull’analisi di Human Highway, effettuata mediante l’Uac Meter, relativa all’andamento delle condivisioni sociali negli ultimi otto mesi. Interessante…

Leggi l’articolo, clicca il link di seguito: Twitter non è andato in vacanza | Prima Comunicazione.

Comunicare con le immagini

La comunicazione visiva: il mio primo sito web faceva riferimento, nella propria url e nei contenuti, a questo tipo di comunicazione… ovvero alla comunicazione dei “segni”, grafici e non, che si possono attivare per una comunicazione immediata. Il tempo, appunto, è la discriminante. Quanto più si riesce a comunicare velocemente un concetto con “segni” significativi, che riescono così a radicarsi nella memoria delle persone, tanto più il contenuto rimarrà impresso all’interlocutore.

La comunicazione visiva rappresenta quindi uno degli elementi della comunicazione percettiva, quella fa leva sulla “memoria iconica”, che agisce appunto sulla sfera sensoriale. Come ho già scritto in un mio precedente articolo le immagini valgono più di mille parole, che dal mio punto di vista non vale in senso assoluto perché alle parole sono molto affezionato, ma nel caso della comunicazione visiva, le immagini sicuramente la fanno da padrone.

La notizia recente è che Facebook ha acquistato Instagram, compagnia di software con base a San Francisco, titolare della popolare app per la condivisione di immagini, per una cifra pari a circa un miliardo di dollari. Quello di Facebook è un passo importante che “certifica” il valore e il peso che i siti di condivisione immagini, come Pinterest per intenderci, stanno assumendo nell’ambito social. Instagram conta oggi infatti circa 30 milioni di utenti registrati e, a differenza di Pinterest, vive solo in ambito mobile.

Il photosharing inteso da Facebook, attraverso Instagram, è quindi una modalità aggiuntiva, che amplia il bouquet di possibilità di condivisione informazioni dei propri utenti con il proprio network di contatti. Questa operazione conferma anche la corsa ai brevetti dei colossi per rafforzare il proprio portafoglio… e con l’acquisizione di Instagram, Facebook, ancora una volta, sembra aver anticipato la concorrenza.

Pinterest è invece un sistema che si sta sviluppando molto velocemente, e che si basa sulla condivisione “pura” di immagini e alla loro circolarizzazione. Far circolarizzare immagini – del proprio brand, del proprio business (e-commerce in particolare) – contribuisce al potenziale successo commerciale di Pinterest, anche se, personalmente, non riesco ancora a capire in quale misura.

Se il tempo è la discriminate della comunicazione dei segni, quello di Pinterest è un’onda lunga, le cui variabili sono difficilmente decifrabili se non inserite in un contesto più ampio. Far lavorare Pinterest in una strategia di comunicazione allargata consentirebbe di dar valore alla piattaforma e renderla, forse, appetibile anche per le aziende.

Vedi anche

Cresce lutilizzo dei social media da parte delle aziende italiane | Prima Comunicazione

Cresce lutilizzo dei social media da parte delle aziende italiane | Prima Comunicazione.

Il riposizionamento dell’audience

Il riposizionamento dell’audienceVorrei riflettere su un termine ricorrente in ambito media, il “grp”, spostandomi poi – cercando di approfondirle – su altre due keyword, altrettanto importanti, che si inseriscono in maniera significativa nell’attuale contesto: “misura” e “evoluzione”.

I termini quantitativi del grp – il Gross Rating Point, ovvero l’unità di misura dell’audience in uso dagli anni ‘80 fino a oggi, base di calcolo di molte aziende per valutare i propri investimenti pubblicitari sui  media – si sta trasformando, lasciando il posto a valutazione più ampie, che assecondano l’evolversi dell’uso dei mezzi. Non sono sicuramente il primo a dirlo, e neppure l’ultimo, ma il “vecchio” grp, nell’accezione consolidata,  ha oggi molto meno potere che in passato. E questo è il risultato non solo della frammentazione televisiva, conseguenza della digitalizzazione, ma soprattutto dell’evoluzione “social” dei media.

L’approccio digitale dei telespettatori sta trasformando e modificando l’uso del mezzo televisivo che tende a passare da orizzontale – scelta di rubriche e canali dal contenuto trasversale – a verticale, attraverso la selezione di contenuti specifici, coerenti con i propri gusti e interessi. Il consumo del canale è segnato quindi non più da scelte generaliste (o, quantomeno, non solo), ma dai contenuti “specialistici” che ne vengono erogati. Questo approccio modifica radicalmente il significato delle misurazioni che vengono, a questo punto, influenzate moltissimo da questa redistribuzione.

L’uso della televisione digitalizzata, e la maggior offerta di prodotti verticali, sta segmentando quindi gli utenti. La tendenza è infatti quella di una maggior concentrazione in ambiti specifici, di cui sicuramente occorrerà tener conto. Sia chiaro però, le tv generaliste continuano e continueranno ad esserci e ad essere importanti, ma ne verrà modificato il peso e, in un certo senso, la capacità di produrre audience.

Come dicevo l’audience si riposiziona, modificando le proprie abitudini e diete mediatiche; le ricerche evidenziano infatti un uso articolato dei mezzi. In particolare, una ricerca di Nextplora pubblicata qualche mese fa, dimostra come l’uso dei media internet non cannibalizza il mezzo televisivo, anzi, lo asseconda, contribuendo ad ampliare l’audience. Internet quindi non riesce a sostituire la tv ma la affianca attraverso una navigazione attiva, in “modalità multitasking”, ovvero usufruendo contemporaneamente di più mezzi.

Lo studio è stato condotto nel periodo settembre/ottobre 2011 su un campione di 2.004 intervistati (metodologia CAWI) rappresentativi della popolazione Internet oltre i 16 anni, appartenenti al panel di Nextplora.

La ricerca evidenzia come il 52% del campione quando guarda la televisione, usa abitualmente anche il PC e il 31% naviga sui Social Network. Tra questi, il 96% ha un account Facebook. Le fasce di età 16-24 e 25-34 si dimostrano maggiormente “multi-media”: il 46% mentre guarda la televisione comunica contemporaneamente anche con gli amici attraverso i Social Network e le chat.

Visti questi numeri, occorrerebbe quindi aggiornare le metriche (cosa che già sta accadendo) per omogeneizzare i dati provenienti dai mezzi e, soprattutto, proporre una sintesi di comunicazione evoluta – fatta di linguaggi innovativi – che soddisfi le esigenze dei pubblici sui vari mezzi.

Lunga vita alla televisione quindi, attraverso l’utilizzo combinato con gli altri media, internet in particolare. Tv che è anche terra di conquista da parte di importanti aziende, Apple e Google giusto per citarne due, al fine di massimizzare le proprie audience… e il proprio business.

Il futuro dei media passa ancora dalla televisione. Del resto non potrebbe essere altrimenti, vista la massa critica che, comunque, riesce a concentrare. Ma questo è un tema da approfondire in un altro articolo.

 

Alcuni riferimenti

Internet sostituisce la tv? I media si sovrappongono

Fuga dalla tv? La pubblicità ha scoperto Facebook

 

Here’s How People Look at Your Facebook Profile — Literally | LinkedIn

Here’s How People Look at Your Facebook Profile — Literally | LinkedIn.

Le imprese italiane sul Web: “Social a parole ma non nei fatti” – LASTAMPA.it

Le imprese italiane sul Web: “Social a parole ma non nei fatti” – LASTAMPA.it.

Eli Pariser: “Su Internet siamo prigionieri di bolle invisibili” – Wired.it

Eli Pariser: “Su Internet siamo prigionieri di bolle invisibili” – Wired.it.

Gli utenti di Facebook trascorrono metà del tempo fra notizie e fotografie – Il Sole 24 ORE

Gli utenti di Facebook trascorrono metà del tempo fra notizie e fotografie – Il Sole 24 ORE.

Skype su Facebook: Microsoft gioca la carta anti-Google

Skype su Facebook: Microsoft gioca la carta anti-Google.

E’ di qualche giorno fa la notizia dell’importante accordo tra Facebook e Skype per poter fornire ai propri utenti (750 milioni in tutto il mondo) la possibilità di videochattare. Ieri leggevo su AdvertisingAge che sono state superate le criticità emerse della vecchia partnership tra Skype e MySpace, successivamente decaduta. I tempi sono maturi, almeno sembra.

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