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Comunicazione di prossimità

Ho aggregato in questo articolo una serie di informazioni relative a un ambito che ritengo particolarmente interessante, la “comunicazione di prossimità”.

All’inizio fu Dodgeball, successivamente acquisito e poi trasformato da Google in Latitude… ci furono poi Loopt e Brightkite. Oggi ci sono invece Gowalla e Foursquare che si propongono come piattaforma “condivisa” di servizio turistico e, allo stesso tempo, gioco sociale (sono chiamati anche locative social games).

La logica di questi sistemi e piuttosto semplice e ricalca lo spirito di condivisione che caratterizza le piattaforme “social”. Gli utenti infatti sono incitati a segnalare luoghi interessanti attraverso un sistema di premi virtuali (badge). Tutto questo grazie alla tecnologia dei più recenti smartphone e un’applicazione dedicata, attraverso i quali possono essere indicati i luoghi visitati (facendo il check-in), offrendo così consigli ai futuri visitatori.

La leva, il badge virtuale, diventa in questo modo un elemento di comunicazione interessante. Aziende operanti sul territorio con presenze più o meno capillari possono ad esempio produrre dei badge personalizzati o addirittura riconoscere un premio – come fa ad esempio Starbucks negli Stati Uniti – agli avventori/promotori più fedeli.

Foursquare, in particolare, ha visto in Italia negli ultimi mesi una crescita di utenti interessante. I responsabili del sito hanno comunicato infatti che attualmente sono più di tre milioni gli iscritti alla piattaforma, contro i poco di due milioni e mezzo di inizio agosto. A luglio i check-in effettuati risultano invece più di 100 milioni. Anche Facebook ha lanciato da poco un servizio simile, Facebook Places… insomma, un nuovo segmento si sta aprendo. Per quanto riguarda il tipo di utenza, il fenomeno dei servizi geolocalizzati piace molto ai giovani, mentre gli utenti più “maturi” della rete li guardano con ancora sospetto, preoccupati dai problemi di gestione della privacy che questi sistemi porranno. Secondo una recente ricerca di Forrester Research, riferita agli Stati Uniti, il 70% di coloro che usano questo tipo di applicazioni ha un’età compresa tra i 19 e 35 anni.

I sistemi di geolocalizzazione possono avere applicazioni in svariati ambiti, ma hanno come comune denominatore il “devise”, lo smartphone. La riflessione va fatta soprattutto pensando a questo e alla penetrazione, alta, evidente soprattutto in Italia. Secondo una recente ricerca Nielsen relativa all’anno 2009 infatti, in Italia c’è un tasso di penetrazione del 28%, il più alto del mondo. L’Italia supera anche gli USA con il 17%, la Spagna con il 23% e la Svezia con il 13%. Gli altri Paesi, però, stanno crescendo velocemente. La media europea per l’acquisto di uno smartphone vede una crescita del 35% contro l’11% dell’Italia. Èla Gran Bretagna, con il 70%, ad essere il paese dove aumentano di più i possessori di telefoni.

Visti questi dati, si è portati a pensare che il prossimo futuro i Location-based services (LBS), ovvero servizi che localizzano geograficamente un utente mobile per fornirgli dinamicamente risposte appropriate alle sue esigenze, in funzione della sua posizione geografica e delle caratteristiche del contesto circostante, si svilupperanno molto. Da tempo si conoscono e sviluppano piattaforme che fanno della localizzazione un elemento caratterizzante, come ad esempio Panoramio, un sito di condivisione di fotografie che utilizza un sistema di localizzazione geografica per collocare l’immagine scattata sulla mappa di Google Maps e successivamente caricarla su Google Earth. Cito anche Waze, un’applicazione di navigazione gps “sociale”, le cui mappe di navigazione vengono generate dagli utenti semplicemente spostandosi, poi il server Waze genera le strade. In pratica, guidando o passeggiando per le strade che percorriamo normalmente, il programma raccoglierà i dati con cui poi realizzerà la mappa del nostro paese, il tutto in maniera completamente gratuita, sfruttando il contributo di tutti gli utenti. Inoltre il sistema consente di fornire e ricevere informazioni real-time che riguardano il traffico e altri eventi stradali.

Un utilizzo articolato della geolocalizzazione è invece dato dalla Realtà Aumentata (AR, Augmented Reality), che, come riporta Wikipedia, si può definire come la «sovrapposizione di livelli informativi diversi (elementi virtuali e multimediali, dati geolocalizzati, ecc.) all’esperienza reale di tutti i giorni». Mi interessa soffermarmi sull’utilizzo di questo tipo di tecnologia attraverso la piattaforma mobile: lo smartphone deve essere dotato di gps per il posizionamento, di magnetometro (bussola) e di una telecamera (quella del telefonino), oltre che di un collegamento internet per ricevere i dati online.

Il nostro telefonino, con applicazioni dedicate, diventa quindi il nostro occhio sulla realtà circostante, che si arricchisce di contenuti e informazioni. Potremmo immaginare a questo punto, passeggiando per le strade di una grande città e orientando il cellulare utilizzandolo in funzione telecamera, di sapere, ad esempio, quali uffici si trovino all’interno di un determinato palazzo, oppure individuare la presenza di ristoranti o servizi, come ad esempio la più vicina fermata della metropolitana…

Da un punto di vista commerciale, quindi, questo tipo di tecnologia, nei vari ambiti in cui potrà essere applicata, consentirà alle aziende di associare la propria “posizione” e il proprio brand ad un luogo specifico, aprendo la strada a nuove forme di promozione e comunicazione. Se è vero che occorrerà valutare con attenzione tutti i rischi per la privacy degli utenti utilizzatori, la geolocalizzazione potrà comunque aprire a opportunità inattese.

Pagine interessanti

www. geolocalizzazione.com, sito attraverso il quale inserire e condividere i propri “punti di interesse”. www.checkinmania.com

Pagine citate nell’articolo:

www.google.com/latitude, www.loopt.com, brightkite.com, gowalla.com, foursquare.com, www.facebook.com/places, www.panoramio.com, maps.google.it, earth.google.com/intl/it, www.waze.com

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