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Internet non fa paura.

internet_non_fa_pauraMolti anni fa una critica che veniva mossa dai più conservatori a internet era che fosse “pericoloso”. La risposta che si forniva era, per noi, ovvia: “la pericolosità del mezzo è legata all’uso che se ne fa”.

Usare internet in maniera sana e costruttiva passava, e passa tuttora,  soprattutto dal concepire il mezzo come opportunità, per conoscere, crescere, partecipare. L’evangelizzazione è partita da lontano e si rinnova costantemente, per scardinare i pregiudizi che comunque, per certi versi e nei più chiusi culturalmente, permangono.

Il rischio, per questi ultimi, è perdere il treno. E se chi vuole restare indietro ha anche potere decisionale, beh , il rischio è che condizionino un intero contesto.

Intanto il mondo si muove, sempre più velocemente, creando connessioni impensabili fino a qualche tempo fa, stimolando le giovani menti, il nostro futuro.

Vi segnalo questo articolo: Altro che safer internet day: i nostri figli hanno i superpoteri. Il digitale è opportunità e non rischio.

Buona lettura.

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Iab Forum 2012

Per chi – come me – è particolarmente legato alla comunicazione sul web, lo Iab Forum rappresenta l’“appuntamento” dell’anno. Il tema trattato durante gli incontri sono incentrati sulla pubblicità e la comunicazione erogata attraverso i mezzi digitali. È un mercato, quello del web, che non conosce crisi… e i numeri parlano chiaro.

Leggi l’articolo tratto da ilsole24ore.com, clicca il link di seguito: Iab Italia: gli investimenti pubblicitari su internet

Risorse:

Gli strumenti del branded entertainment | Prima Comunicazione

Gli strumenti del branded entertainment | Prima Comunicazione.

Il riposizionamento dell’audience

Il riposizionamento dell’audienceVorrei riflettere su un termine ricorrente in ambito media, il “grp”, spostandomi poi – cercando di approfondirle – su altre due keyword, altrettanto importanti, che si inseriscono in maniera significativa nell’attuale contesto: “misura” e “evoluzione”.

I termini quantitativi del grp – il Gross Rating Point, ovvero l’unità di misura dell’audience in uso dagli anni ‘80 fino a oggi, base di calcolo di molte aziende per valutare i propri investimenti pubblicitari sui  media – si sta trasformando, lasciando il posto a valutazione più ampie, che assecondano l’evolversi dell’uso dei mezzi. Non sono sicuramente il primo a dirlo, e neppure l’ultimo, ma il “vecchio” grp, nell’accezione consolidata,  ha oggi molto meno potere che in passato. E questo è il risultato non solo della frammentazione televisiva, conseguenza della digitalizzazione, ma soprattutto dell’evoluzione “social” dei media.

L’approccio digitale dei telespettatori sta trasformando e modificando l’uso del mezzo televisivo che tende a passare da orizzontale – scelta di rubriche e canali dal contenuto trasversale – a verticale, attraverso la selezione di contenuti specifici, coerenti con i propri gusti e interessi. Il consumo del canale è segnato quindi non più da scelte generaliste (o, quantomeno, non solo), ma dai contenuti “specialistici” che ne vengono erogati. Questo approccio modifica radicalmente il significato delle misurazioni che vengono, a questo punto, influenzate moltissimo da questa redistribuzione.

L’uso della televisione digitalizzata, e la maggior offerta di prodotti verticali, sta segmentando quindi gli utenti. La tendenza è infatti quella di una maggior concentrazione in ambiti specifici, di cui sicuramente occorrerà tener conto. Sia chiaro però, le tv generaliste continuano e continueranno ad esserci e ad essere importanti, ma ne verrà modificato il peso e, in un certo senso, la capacità di produrre audience.

Come dicevo l’audience si riposiziona, modificando le proprie abitudini e diete mediatiche; le ricerche evidenziano infatti un uso articolato dei mezzi. In particolare, una ricerca di Nextplora pubblicata qualche mese fa, dimostra come l’uso dei media internet non cannibalizza il mezzo televisivo, anzi, lo asseconda, contribuendo ad ampliare l’audience. Internet quindi non riesce a sostituire la tv ma la affianca attraverso una navigazione attiva, in “modalità multitasking”, ovvero usufruendo contemporaneamente di più mezzi.

Lo studio è stato condotto nel periodo settembre/ottobre 2011 su un campione di 2.004 intervistati (metodologia CAWI) rappresentativi della popolazione Internet oltre i 16 anni, appartenenti al panel di Nextplora.

La ricerca evidenzia come il 52% del campione quando guarda la televisione, usa abitualmente anche il PC e il 31% naviga sui Social Network. Tra questi, il 96% ha un account Facebook. Le fasce di età 16-24 e 25-34 si dimostrano maggiormente “multi-media”: il 46% mentre guarda la televisione comunica contemporaneamente anche con gli amici attraverso i Social Network e le chat.

Visti questi numeri, occorrerebbe quindi aggiornare le metriche (cosa che già sta accadendo) per omogeneizzare i dati provenienti dai mezzi e, soprattutto, proporre una sintesi di comunicazione evoluta – fatta di linguaggi innovativi – che soddisfi le esigenze dei pubblici sui vari mezzi.

Lunga vita alla televisione quindi, attraverso l’utilizzo combinato con gli altri media, internet in particolare. Tv che è anche terra di conquista da parte di importanti aziende, Apple e Google giusto per citarne due, al fine di massimizzare le proprie audience… e il proprio business.

Il futuro dei media passa ancora dalla televisione. Del resto non potrebbe essere altrimenti, vista la massa critica che, comunque, riesce a concentrare. Ma questo è un tema da approfondire in un altro articolo.

 

Alcuni riferimenti

Internet sostituisce la tv? I media si sovrappongono

Fuga dalla tv? La pubblicità ha scoperto Facebook

 

Un esperimento interessante

A prescindere da come la si pensi e come si consideri il famoso giornalista/conduttore Michele Santoro, “Servizio Pubblico”, la sua nuova trasmissione lanciata giovedì 3 novembre, rappresenta effettivamente una novità nel panorama televisivo-multimediale italiano.

Il sistema multi piattaforma che è stato attivato, e su cui vorrei riflettere, fornisce spunti decisamente interessanti. La segmentazione dei punti di ascolto, che spaziavano da internet (streaming video e post erogati attraverso il “social”) alle Tv locali e piattaforma satellitare ha consentito di raggiungere un pubblico ampio e diversificato. Si tratta di un’aggregazione di target decisamente interessante, che ha portato questo tipo di prodotto editoriale a toccare una quota di share televisiva di circa il 12%. L’elaborazione dello Studio Frasi su dati Auditel segna il 9,22% di share con 2.240.964 telespettatori sulle tv locali. Su Sky Tg24 i telespettatori interessati sono stati invece 644.060 (2,64%), quindi l’audience tv totale si è attestata a 2.885.024 telespettatori. Per quanto riguarda i risultati su internet, i dati parlano di circa 3.600.000 contatti allo streaming durante l’evento, 119.300 utenze contemporanee tra Facebook, Il Fatto Quotidiano e Servizio Pubblico, 55.000 “mi piace” su Facebook durante l’evento, 5.000 commenti durante lo streaming,  120.000 risposte complessive al sondaggio lanciato durantela trasmissione. Servizio Pubblicoè stato inoltre il “trending topic” su Twitter per l’intera serata, con 2.500 follower in più durante l’evento.

Occorrerà riverificare i dati nelle prossime settimane, si tratta comunque – quello di questa trasmissione – di un approccio interessante, che fa uso di una comunicazione multicanale e che dà dinamicità al sistema televisivo, fornendo inoltre stimoli e spunti che meritano di essere approfonditi.

Back-to-School PPC: A+ Tips and Expansion Ideas | ClickZ

Qualche consiglio per il Back-to-school

Leggi l’articolo  Back-to-School PPC: A+ Tips and Expansion Ideas | ClickZ.

Questione di reputazione

Prendo spunto da un articolo letto su ClickZ per parlare di brand reputation.

Fino a una decina di anni fa la comunicazione tra azienda e consumatore era quasi esclusivamente monodirezionale. Infatti l’obiettivo delle comunicazioni che le aziende facevano passare attraverso i Media non era solo quello di informare, ma in qualche modo anche quelli di “plasmare” la percezione dei consumatori nei confronti del prodotto o servizio offerto.

Ora le condizioni si sono molto modificate e la comunicazione monodirezionale è stata soppiantata da un approccio non solo consapevole del consumatore, ma anche (e soprattutto) partecipativo. La reputazione non è più quindi proprietà esclusiva dell’azienda ma è entrata a far parte del patrimonio dei consumatori, che ne determinano il valore attraverso la condivisione delle opinioni, pensieri e sentimenti.

Le aziende devono quindi – oltre a prendere coscienza di questo nuovo scenario – strutturarsi, scegliendo figure professionali dedicate, per abbracciare un approccio a due vie con il consumatore. Ascoltare e rispondere alle sollecitazioni dei consumatori diventa quindi un “must” a cui nessuna azienda può sottrarsi. Valutare i feedback e gestire le risposte diventano quindi elementi fondamentali per una gestione sana del rapporto con i propri clienti.

L’articolo di ClickZ propone un elenco di cose “da fare” e “da non fare” durante questa conversazione aperta con i consumatori… eccone alcune:

  • Rispondere in maniera appropriata e con obiettività ai commenti. Assicurarsi di fornire un timing per la risoluzione del problema evidenziato dal post.
  • Usare i feedback per modificare o riadattare, ove possibile, l’offerta proposta.
  • Non cercare di moderare. Gli utenti possono e devono esprimere opinioni, buone o cattive che siano, e ogni tentativo di moderazione potrebbe portare a una reazione tra i visitatori.
  • Non ci si deve sentire obbligati a rispondere ad ogni commento negativo. Scegliere con cura quando e come rispondere.

La gestione della risposta al cliente diventa quindi parte integrante della costruzione della brand equity dell’azienda.

QUOTES…

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